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Piccolo pensiero del giorno n12 per : Sulla quarta Corda

Scritto per la pagina Facebook della rivista “sulla quarta corda”

Maryam—-

La notte, una coperta, una sorella, una madre: è sempre stato così da che ho memoria, da che esisto; e da che esisto mi è piaciuto il profumo del mare, il suo suono e la sua immensità.
Di solito quando mi muovo non incontro mai nessuno, ma stavolta ho fatto una passeggiata un po’ più lunga, un po’ più intensa, per vedere cosa si trovasse oltre il buio, oltre le dune di sabbia che compongono le dune del letto del torrente dove di solito mi aggiro. Pensai fosse una gran bella idea, alla fine cosa costa allungare un po’ gli orizzonti per esseri come noi? Assolutamente nulla, come dicevo!
Sì, nei passi sottili di madre notte si trova qualcosa di interessante, o qualcosa di interessante trova te: lì, tra le dune, trovai un umano, magro e dall’odore discutibile di vino.
Beh, non sapevo bene che fare, mi avvicinai e lo toccai con il palmo sul viso con qualche schiaffetto, per vedere se fosse morto o meno e questo diciamo lo fece svegliare.
– As salam alaikum!
Un saluto particolare, lontano, che ha tanti significati, la cui risposta conosco istintivamente:
– wa alaikum salam!
Mi uscì dalla gola, normale e fluida, come se fosse un suono normale che ho sempre espresso. La risposta stupì l’uomo, che si alzò in piedi.
– Sei un’araba?
Non sapevo cosa rispondergli e gli sorrisi dolcemente
– Sei judea?
Risposi come facevo di solito quando vi era necessità di un diniego.
Italiana?
– Ayoua.
– E come fai a parlare l’arabo?
– È una lunga storia
L’uomo si siede e prende la sua borsa per poi alzarsi
– Vieni con me, dai!
L’uomo si incammina a passi barcollanti.
-Scusmi come ti chiami?
Non risposi, imbarazzata, anche perché non lo conoscevo e non sapevo cosa dirgli.
– Maryam? posso chiamarti così?
-mAyoua! – dissi mentre lui sorrideva.
Ci incamminammo nei pressi di un locale, sotto una capanna; lui si sedette e iniziò un discorso abbastanza delirante.
– Io sono Marocchino, sai? In Marocco ci sono stati prima i francesi poi gli arabi, gli arabi hanno fatto tante cose.
Nel suo discorso fuori dal mondo capii che aveva tanto bisogno di amici, di parlare, un uomo distrutto dal tempo e dal caos di un contesto storico in cui chi è ultimo viene annichilito dal peso della società che si basa sulle differenze sociali, si basa su una piramide di ricchezza che rosica e schiaccia senza guardare in faccia nessuno: mangia, rosica, devasta, rilasciando molliche di solitudine in bocca a persone come questa che, per un’inerzia, per un niente si ritrova impossibilitato a lavorare, impossibilitato a tornare a casa in Marocco, impossibilitato a vivere, riducendosi a diventare un gatto come me, un essere che si ammanta della notte per nascondersi dal resto del mondo. Lui parlava e mentre parlava delle cose più allucinanti, io ascoltavo, cosciente che l’universo me lo stesse chiedendo, mi stesse chiedendo di restare lì ad ascoltare.
– Un amico mio Musulmano abita in America e mangia maiale ma non beve, io non mangio maiale ma bevo, bevo vino, posso bere?
– miàu!
Prende una grossa bottiglia di vino, di plastica trasparente e in modo bizzarro ne assaggia un sorso
-ne vuoi?
Annuisco e mi sfrego ai suoi piedi, per infondergli calore, affetto e ringraziamento; mi porge del vino dal tappo, lo bevo, mi piace, ma non esagero.
-Come hai fatto a imparare l’arabo?
-Posso dire che sono stata in Misr, in Egitto
-Io parlo anche francese, perché in Marocco parlano francese
-Oui moi aussi!
Incomincio a elencare parole quasi a caso in francese, per mettermi alla prova, e sbaglio proprio la parola gatto
-No, non si dice kat, ma chat!
Le stelle brillavano di un’intensità incredibile, io avrei dovuto essere lì tra loro, invece… ma va bene cosi.
-Dai che ho fame! Non è che hai una scatoletta di tonno? – dissi quasi per scherzo
-No! Ma domani te la compro! – e io pensai “e con quali soldi” ? Ma evitai di dirglielo
-La mushkila! Nessun problema! Prima di tornare tra le stelle resterò con te finché non ti aiuteranno.
Mi prese tra le mani e mi mise sulle sue gambe, mi accarezzò dolcemente, cosa che probabilmente non faceva neanche con le sue due mogli con cui si separò, neanche con se stesso da cui si separò.
Io restai finché potei, finché la notte mi permise di restare, finché egli aveva bisogno di me. Forse domani lo rincontrerò tra le dune della sabbia sporca di questo fazzoletto di terra, forse no; so solo, in cuor mio, che questa storia per oggi è finita e domani, quando la notte tornerà, si aprirà un’altra storia.

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