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Piccolo pensiero del giorno n17 per: Sulla quarta Corda

Scritto per la pagina Facebook della rivista “sulla quarta corda”

Qualcosa legata ai doni e alla luce che la conoscenza può dare qualcosa di davvero natalizzio

—-Lucia—-

Le dita dalla pelle candida sono illuminate nell’oscurità più assoluta da una piccola fiamma proveniente dallo stoppino di una candela: accendendola, la sua luce illumina un volto quasi angelico, bellissimo, dalla pelle chiara e dagli occhi come acqua purissima, avvolto da una fitta e lunga chioma di capelli color come oro.

-Lux, luce: la luce della speranza in questo inverno, la luce che illumina gli animi, che dona speranza, che è fonte di vita e di augurio per il futuro, fiamma di quello che verrà, lux quae viam clarat.

Pian piano, proteggendolo con una perfetta mano, con l’altra porta lo stesso fuoco su una nuova candela.

-Lux, luce: la luce che è calore, calore di qualcosa di superiore, sorprendente e amorevole, Prometeo, ispirazione e lavoro, destino e scienza nelle menti degli uomini che lavorano per un pensiero migliore e un viaggio di crescita, fiamma della mente, lux quae viam clarat.

Le stesse mani ora accendono un’altra candela, che fa prendere forma a un’immagine rendendola pian piano lontanamente riconoscibile.

-Lux, luce: la luce che dà abbondanza, che dà alle persone la forza di superare ogni ostacolo, persino l’imperitura oscurità che alberga in ogni vita, la forza di fare il primo passo, di dire la prima parola,di compiere il primo passo e dire per prima scusa a se stessi per non abbandonarsi agli altri, lux quae viam clarat.

Ancora una volta la mano si sposta seguendo la forma a cerchio in cui sono posizionate le candele. Una piccola folata di vento e la fiamma sembra spegnersi, ma la mano dell’angelica ragazza non lo permette, proteggendola ancora una volta; qualche istante e accende la terza candelina.

-Lux, luce: la luce che illumina il bello che mostra il ben fare, perché la volontà può superare ogni ostacolo, l’impegno può far crescere più delle montagne e donare radici profonde e stabili nel terreno; ma se rimane nell’oscurità imperitura, l’impegno non riceve valore e il valore è il segno di quanto amiamo le cose che facciamo e che riceviamo, sale della terra, sorriso, felicità e abbondanza per chi aiuta e accetta l’aiuto; l’inverno finisce e finirà presto. Lux quae viam clarat.

Un cerchio stretto e piccolo si compone accendendo la quinta candela, che prende subito vigore illuminando la veste bianca della meravigliosa ragazza, nordica di colori e perfezione ma bella solo come la Terra di Sicilia sa fare, Terra che con una mano dà e con l’altra toglie.

-Lux, luce: la luce che significa aspettare e pazientare come il grano e la rosa, come il giorno e la notte, come l’oscurità che dà il passo all’alba, come gli occhi che non si distraggono mai dalla meta, che sono pazienti e veloci nel trovare le opportunità, come l’anima saggia nel fare le scelte giuste e condurre al cammino giusto. Lux quae viam clarat.

La corona di candele si completa accendendo l’ultima di esse.

-Lux , luce: la luce del fuoco che chiede per dare, il fuoco che vive divorando qualcosa in sacrificio, la luce che per natura mangia e crea. Il vecchio diventa nuovo e il nuovo vecchio, un cerchio che si compone e si ricompone nell’attimo stesso della nascita, nell’attimo stesso della morte: per dare i doni bisogna portarli e per scelta sarò io a portarli, metterò sulla mia testa la corona, sarò faro nella notte e tutti avranno il dono della vista, così potranno scegliere di percorrere la strada, potranno scegliere di vivere realmente, non soggiogati ma giocatori, non schiavi ma principi di una nuova era, un’era forte guidata dalla conoscenza, un’era di prospera gioia e feconda saggezza; traccerò la via di un nuovo inizio, sarò la capostipite di un principio, sacrificio e ricompensa grande a chi mi seguirà e donerà i suoi doni a chi ha bisogno, per un mondo migliore a qualsiasi prezzo, per me stessa e per quelli che verranno. Lux quae viam clarat.

La donna mette in testa la corona: è come guardare il cosmo o il destino, se fossero bianchi e avessero un sesso. La cera rovente le cade addosso, sui capelli e sulla perfetta pelle, ma lei non demorde: non sussulta, chiude gli occhi, giunge le mani, si gira e inizia a camminare. Nel suo cammino altri uomini e donne vengono illuminati, spaventati e infreddoliti dall’oscurità imperitura; la luce li rinfranca, attingendo alle candele di Lucia accendono altre candele che spezzano ancor di più la fitta oscurità; si crea una lunga fila, le persone felici di rivedersi si scambiano affetto. L’oscurità non è eterna, è solo un attimo prima dell’alba più bella che abbiate mai visto nella vostra vita.

Lux quae viam clarat.

Per aspera ad astra e per un mondo migliore

Sebastiano Scordato

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